OMELIA
6 AGOSTO 2009
Trasfigurazione
Quale insondabile mistero celebra l’odierna liturgia di lode!
Quale inestimabile ricchezza è racchiusa nella pagina evangelica che abbiamo appena ascoltato con religioso silenzio!
E noi pellegrini della fede, ogni anno sostiamo di fronte a questa pagina, con sguardo attonito e stupefatto. E ogni anno, assetati di bellezza e di verità, desideriamo abbeverarci a tale inesauribile sorgente, a questo pozzo da cui è possibile attingere un’acqua spirituale che disseta per la vita eterna.
Quest’anno vogliamo, rispettosi e quasi tremanti, salire al Tabor, seguendo le orme dell’apostolo Pietro, come per far nostra la sua esperienza, e dalla lezione da lui ricevuta sul santo monte ricavarne anche noi un insegnamento.
Il racconto della trasfigurazione, nel vangelo di Luca, forma quasi il vertice di una ideale trilogia il cui primo atto è la confessione di Pietro e il secondo la proclamazione da parte di Gesù delle esigenze radicali e impegnative della sequela.
La narrazione della confessione di Pietro, a noi tutti ben nota, ci rammenta come alla domanda di Gesù: "Voi chi dite che io sia?", egli abbia risposto: "Tu sei il Cristo di Dio". Sulle labbra di Pietro, tale affermazione era non solo la proclamazione dell’origine divina della missione di Gesù, ma anche della gloria e della potenza con cui Dio, a suo avviso, avrebbe accreditato davanti a tutto il popolo il maestro di Nazareth.
A scanso di equivoci e di fraintendimenti Gesù aveva subito aggiunto che il "Figlio dell’uomo" avrebbe dovuto soffrire molto, essere rigettato e ucciso, nel tentativo di riportare il messianismo trionfalistico professato da Pietro nell’alveo del progetto di Dio, che invece aveva in serbo di perseguire ben altre vie.
Per essere ancora più esplicito, Gesù aggiunge, sempre nella redazione lucana, la direzione sulla quale gli stessi discepoli dovranno muoversi: "prendere la croce ogni giorno"perdere la vita". E’ il secondo atto dell’ideale trilogia cui accennavamo all’inizio.
Giunti all’evento della trasfigurazione, epilogo della trilogia, nella luminosità promanante dal volto di Gesù, e nel fulgore che avvolge l’intera sua persona, a Pietro sembra poter ravvisare una conferma della sua visione trionfalistica della messianicità di Gesù: Vede, ma non comprende. Anzi nella sua proposta: "E’ bello per noi stare qui, facciamo tre tende..." Pietro sembra proiettare la sua ideologia su Gesù, quasi che Gesù stesso faccia proprio il messianismo trionfalistico. Ancora caparbiamente ancorato al suo modo di intendere e di vedere, egli interpreta la divinità di Gesù resa manifesta dalla trasfigurazione, in chiave di "potere divino".
Non comprende Pietro che quello che si è appena manifestato ai suoi occhi, è lo stato finale di Colui che offre la sua vita per l’umanità, e lo considera invece uno stato iniziale, quasi il punto di partenza di un cammino fatto di trionfi, di successi, di vittorie.
L’appello all’obbedienza rivolto dal Padre: "Questi è il mio figlio prediletto, ascoltatelo", è chiaramente rivolto a Pietro e agli altri discepoli, affinchè trasfigurino il desiderio del loro cuore: non è ancora il tempo di stabilirsi nel regno glorioso occorre prima passare per l’oscurità della nube ... l’ora della presenza tenebrosa di Dio ... e per il silenzio delle labbra, del cuore, di Dio stesso, custodendo il ricordo di una presenza luminosa che infonda speranza tra le fitte tenebre del misterioso progetto salvifico di Dio e il suo eloquente-sconcertante silenzio.
No! Non è un trionfalismo umano quello che li attende, né una vittoria a basso costo.
Da questo punto di vista, l’appello del Padre di ascoltare, cioè di "trasfigurare il desiderio del cuore" è un invito perennemente attuale per la chiesa di Dio.
Nella versione dell’evangelista Marco, l’intervento di Pietro è espresso al presente storico: "prendendo la parola Pietro dice a Gesù..." ("dice", non "disse"). Il presente storico esprime una azione che iniziata nel passato continua ancora nel presente. E’ come se l’evangelista volesse dirci che ancora oggi, la comunità dei discepoli continua a interpretare la vicenda di Cristo e della sequela in modo trionfalistico. Se solo volgessimo lo sguardo a come nel passato (e forse a volte anche nel presente) la chiesa ha interpretato la sua missione, non stenteremmo a dare ragione all’evangelista Marco.
Trionfalismo, mania di grandezza, ricerca di consensi e di potere, sono stati e forse sono i peccati da cui i discepoli di Cristo stentano a liberarsi. Su questa chiesa, su di noi, cade ancora di nuovo l’invito del Padre "Ascoltatelo". Cosa ascoltare se non ciò di cui Gesù parlava con Mosè ed Elia e cioè del suo esodo, della sua pasqua che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. E potremmo noi immaginare qualcosa di meno trionfalistico della pasqua del Signore!
"Ascoltatelo". E cosa ascoltare se non quanto Gesù aveva detto ai discepoli poco prima della trasfigurazione: "Chi vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la propria croce ogni giorno e mi segua…chi vorrà salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà".
Che cosa ascoltare se non un progetto "altro", diverso, alternativo, quello secondo la logica di Dio e non degli uomini.
Ecco l’invito che risuona ai nostri orecchi nella odierna liturgia: Trasfigura il desiderio del tuo cuore. Non dare ascolto al tuo desiderio ma accogli il desiderio del Signore Gesù: "Ho desiderato ardentemente di mangiare questa pasqua con voi...". Desideriamo anche noi mangiare la sua e la nostra pasqua? Quella pasqua che ci pone dinnanzi la logica del granellino di senape, cioè dell’inestimabile valore delle piccole cose? Quella pasqua che ci narra di una follia d’amore che giunge ad accogliere l’umiliazione estrema della croce.
Sapremo noi giungere alla luce attraverso la croce? Giungere alla gloria attraverso il servizio.
Sapremo noi rigettare la tentazione di un cristianesimo comodo e trionfalistico, alla ricerca del potere e del consenso, del plauso e della notorietà, del successo e della riuscita, della realizzazione dei nostri progetti solamente umani, spesso allergici al saper perdersi per far posto alla logica di Dio.
Lo sapremo?
E la domanda, questa sera si fa accorata invocazione: "Trasfigura Signore il desiderio del nostro cuore!".